Nel Mezzo della Pandemia da Coronavirus, il Miglior Posto Dove Essere è l’Italia

Chi è nato nella mia generazione degli Early Millennials ha visto solo la parabola discendente di questo Paese: la perdita costante di rilevanza sulla scena mondiale, la progressiva erosione di credibilità della classe politica, un invecchiamento demografico — e ideologico, mi sento di aggiungere — senza precedenti.

Lo scoppio dell’epidemia in Italia, primo Paese in occidente, ci ha riportati nostro malgrado al centro del palcoscenico. Da un punto di vista medico, economico e politico saremo un grande test per il mondo intero, avendo quel “vantaggio” di quel paio di maledette settimane rispetto alla maggior parte dei G7.

Ho sempre trovato il patriottismo sostanzialmente anacronistico, un filo ridicolo, spesso ingiustificato, talvolta con echi fascisti, specie quando si basava su una presunta superiorità gastronomica, o sulle capacità calcistiche del Paese.

Lo ritrovo invece oggi, in questi giorni solitari, di paura e di riflessione, e di comparazione con quanto succede nell’altrove vicino (Francia, Germania, Spagna, UK) e lontano (USA, soprattutto), dove si affronta un’emergenza sanitaria con una leggerezza sconcertante.

È oggi che mi rendo conto di quanto sia fortunato ad essere nato — e aver deciso di tornare a vivere — in un Paese che mette le vite dei suoi cittadini prima di qualsiasi conto economico, che si premura di poter garantire a tutti l’assistenza medico-sanitaria, che ha come obiettivo quello di salvare le persone prima che le aziende.

Come vorrei essere in Giappone se dovessi trovarmi in mezzo a un terremoto, allo stesso modo credo che non esista un Paese migliore dell’Italia per vivere nel mezzo di una pandemia.

E sono felice che a guidare il Paese in questo momento ci siano persone che, per quanto io non sia tra i loro elettori, rendono le Istituzioni credibili e solide.

Perché è di questo che abbiamo bisogno, in questo momento: di qualcuno che ci guidi, e ci dica cosa dobbiamo fare.

È questo che succede quando ci si trova davanti a una sfida nuova, e senza precedenti, perché non c’è mappa per il territorio vergine che stiamo esplorando. Bisogna fidarsi. Ecco: è necessario fare di tutto, anche a livello personale, affinché questo rapporto di fiducia tra il popolo e le istituzioni, di qualsiasi colore, continui, e si rafforzi, mettendo da parte personalismi e critiche sterili, ed egotiche.

Il mondo che uscirà, tra molto tempo purtroppo, da questa pandemia sarà molto diverso da quello che conoscevamo.

Quando sarà il momento di ricostruirlo, però, il mondo si accorgerà che non potrà prescindere dal contributo in termini morali, etici e pragmatici degli Italiani.

“𝐏𝐞𝐫 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨, 𝐥𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨”.

Se non vi siete mai sentiti troppo italiani, questo è il momento di ricordarvi che per fortuna, non purtroppo, lo siete.

Filippo Lubrano

Innovation and Internationalization Consultant, Journalist, Writer (Cybersec, Asia, Poetry)

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